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Madre Caregiver al 14°giorno di sciopero della fame scrive a Locatelli

Madre Caregiver al 14°giorno di sciopero della fame scrive a Locatelli

Caso Improta, Villa Mafalda respinge anche mediazione di Don D’Errico

Porta in faccia da parte della clinica Villa Mafalda di fronte al tentativo di mediazione avanzato da Don Luigi D’Errico, in qualità di referente diocesano della pastorale per le persone con disabilità, nella vicenda che vede coinvolta Elena Improta, la madre caregiver da 14 giorni in sciopero della fame per tutelare il diritto alla vita e al futuro del figlio, ma anche della casa famiglia che ospita il progetto per il “dopo di noi” e di altri disabili accolti in quelle mura.

Improta, dopo aver perso la causa contro la clinica romana dove partorì 34 anni fa, è stata condannata a pagare quasi 300mila euro di spese legali, ma mentre la compagnia Assicurazioni Allianz Spa, la AXA Assicurazioni e le Assicurazioni Generali hanno deciso di rinunciare al recupero delle loro quote di spese processuali, la clinica Villa Mafalda non ha lasciato spiragli neanche di fronte a una proposta umanitaria.

Don Luigi D’Errico ha fatto un ultimo tentativo scrivendo al proprietario della clinica prof. Paolo Barillari, proponendo che Improta e suo figlio Mario paghino la cifra decisa dal tribunale, rateizzando l’importo sine die,  e chiedendo Villa Mafalda SPA di compiere “un gesto di solidarietà verso gli ospiti del La Casa di Mario facendo una donazione all’Associazione Oltre lo Sguardo a favore dei progetti di residenzialità di  Vxxxx, Fxxx, Rxxx, Pxxx, Lxxx e Rxxx persone con disabilità residenti in Toscana”. Una proposta che ha ricevuto una secca risposta da parte di Barillari: “Non sono d’accordo”.

“Quello che stupisce di più – ha commentato Improta – non è tanto la mancanza di sensibilità e di empatia nei miei confronti e nei confronti Mario, quanto il rifiuto di qualsiasi compromesso o gesto di carità e generosità verso un progetto a sostegno della disabilità e verso le persone che grazie a quel progetto hanno una vita migliore. Questo è assai più grave perché arriva da una clinica che ha appena fatto fortissimi investimenti, tappezzando la capitale con pubblicità volte a comunicare l’attenzione della struttura ai bisogni e alla salute delle persone. Il cinismo e l’indifferenza ai numerosi appelli giunti da più parti, dimostrati in questa vicenda farebbero pensare tutt’altro”.

 

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