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Perde la causa per il figlio disabile, madre condannata a pagare 300 mila euro: è in sciopero della fame

Perde la causa per il figlio disabile, madre condannata a pagare 300 mila euro: è in sciopero della fame

Elena Improta lancia una petizione con una lettera rivolta a Meloni e a Mattarella. Rischia il pignoramento della casa (la casa di Mario) che ospita il progetto per il “dopo di noi” di suo figlio Mario

Oggi è il sesto giorno di sciopero della fame per Elena Improta. Mamma di Mario, 34enne gravemente disabile, è stata condannata a pagare 300mila euro di spese legali dalla clinica privata dove partorì, dopo una causa civile durata 27 anni. E corre oggi il rischio concreto di vedersi pignorare l’immobile adibito a casa famiglia che ospita il progetto per il “dopo di noi” di Mario e di altri disabili accolti in quelle mura. Mentre scriviamo le firme raccolte in calce alla sua storia hanno toccato quota 3mila 726, sottoscrivono su change.org una lettera aperta inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’appello della mamma
“Mi appello all’azienda Villa Mafalda, alle assicurazioni e a tutte le controparti. Avete bisogno dei beni di una persona disabile? Volete pignorare la casa destinata al Dopo di noi, dove abitano persone adulte disabili che hanno trovato lì una situazione di vita accettabile. Vi invito a parlare con noi, a conoscere come viviamo e a cercare con noi una soluzione per non toglierci quel poco ossigeno che ancora ci resta”. L’appello in un video sui social ha fatto il giro del web attirando più manifestazioni di solidarietà.

La storia di Elena e Mario
In quello stesso video Elena racconta la storia dagli inizi. Dalle complicazioni avvenute durante il parto nella clinica romana di villa Mafalda, alla documentazione che dopo varie perizie ha stabilito il nesso tra la sofferenza ipossico ischemica, l’assenza di ossigeno, e le condizioni gravi in cui si trova Mario, affetto da tetraparesi spastica, emerse fin dalle prime ore di vita. Non è però stato riconosciuto dai giudici il nesso di negligenza dei medici e della clinica. La causa, durata quasi tre decenni, è stata persa. E la donna condannata a pagare 276mila euro di spese legali.

“Dopo 27 anni, ripeto 27 anni, (tanto ci vuole per fare giustizia in Italia); abbiamo perso la causa. Ci sta e, pur consapevole del fatto che la nostra verità non era compatibile con quella giudiziaria, ho accolto il verdetto con grande rassegnazione e rispetto per la giustizia”. Dopo il verdetto però è arrivata anche la condanna, “violenta e inappellabile, dove mi si impone di pagare quasi 300 mila euro di spese legali. Una cifra, lievitata con il passare degli anni, che io non ho (per assistere mio figlio ho dovuto rinunciare al lavoro), e non posso affrontare”.

La solidarietà della politica
Una spesa che non è in grado di affrontare e che rischia di dover pagare cedendo la casa che ospita Mario, insieme ad altri adulti disabili, e il progetto per il suo “dopo di noi” a Orbetello, in Toscana. Da qui lo sciopero della fame, ancora in corso, e l’appello alla clinica, sostenuto anche da volti noti come quello del regista Paolo Ruffini e da esponenti della politica, romana e non, perché accettino la mediazione proposta dai legali. A chiamarla la senatrice Ilaria Cucchi, mentre l’hanno incontrata i dem Marco Simiani ed Ilenia Malavasi.

“La vicenda di Elena interroga le istituzioni e la politica sulla necessità di individuare soluzioni che possano coniugare sentenze della magistratura con i diritti delle famiglie” spiegano i deputati. “Lo Stato deve farsi carico di questo tipo di situazioni, dimostrando solidarietà concreta alle famiglie e prevedendo un patrocinio gratuito. Il diritto di rivendicare la verità e chiedere giustizia non può infatti dipendere dalle condizioni economiche delle famiglie che rischiano di vedersi eroso tutto il patrimonio, garanzia di una vita dignitosa. Lavoreremo in Parlamento per elaborare e presentare una norma di legge per sanare queste palesi ingiustizie”.

“Siamo accanto a Mario e a Elena, che in queste ore ha iniziato lo sciopero della fame, perché l’integrazione e i diritti oltre a essere importanti nella dimensione della vita privata hanno altrettanta rilevanza per l’intera società e per innalzare il livello di civiltà” commenta l’assessore al Decentramento Andrea Catarci. “Per Elena Improta e Mario. Alle meravigliose persone che sono e a tutte le battaglie che in questi anni hanno fatto e rappresentato al fine di trasformare la nostra città in un luogo più accessibile ed umano – scrive sulla bacheca di Elena Giovanni Zannola, presidente della commissione Mobilità, allegando il link della petizione – “firmate e contribuite!!!”.

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