Caregiver, arriva la legge in Toscana, ma non “ci libera dal recinto di cura”

Caregiver, arriva la legge in Toscana, ma non “ci libera dal recinto di cura”

La regione Toscana ha approvato la legge sui caregiver famigliari dimostrando ancora una volta (dopo la legge sul fine vita) di essere più avanti del legislatore nazionale. Nonostante le ottime intenzioni però il provvedimento non fornisce risposte alle reali necessità di chi si prende cura 24 ore al giorno, per tutti i giorni, dei propri cari. Il magazine “Vita.it” ha approfondito il tema, ascoltando, tra gli altri, il parere di Elena Improta, presidente di “Oltre lo sguardo”.

“Nella legge regionale appena approvata – afferma Improta a “Vita” – vengono annunciati una serie di servizi, che però di fatto già esistono: penso al supporto psicologico, così come i corsi di formazione. Non si capisce bene cosa cambierà effettivamente e come saranno investite le risorse».

Ma cosa serve allora a un caregiver familiare? «Certamente un riconoscimento, ma inteso come censimento: deve essere possibile sapere quanti siamo, chi siamo e dove viviamo, per riconoscere il valore sociale e anche sanitario di ciò che facciamo. Perché molti caregiver familiari si prendono cura, di fatto, di persone ospedalizzate in casa. E questo ha un costo emotivo e sociale altissimo. Bene quindi il “riconoscimento” previsto dalla normativa, ma solo se è in questi termini», afferma Improta.

Ma più che di “riconoscimento” e “promozione”, il caregiver familiare ha, secondo Improta, tre bisogni fondamentali, ai quali però una legge regionale non può offrire risposta: «Innanzitutto, la legge dovrebbe garantire servizi e supporti che permettano al caregiver – quasi sempre la caregiver – di non lasciare il lavoro, come accade nella maggior parte dei casi. Oppure di ricollocarsi, dopo averlo lasciato. Da un lato quindi corsi di formazione mirati a questo scopo, dall’altro servizi domiciliari o centri diurni che permettano al caregiver di allontanarsi dal familiare che assiste. Il fatto che tante mamme caregiver si “reinventino” come Oss o Oepa è un fallimento. Io stessa, svolgendo questo ruolo nella casa famiglia, è come se non mi liberassi mai. Senza un sostegno effettivo al reinserimento lavorativo del caregiver familiare, questo rimarrà chiuso in quel recinto di cura obbligatoria cui siano destinati per scelta e per amore. Ma non accettiamo di esserlo per questioni economiche e politiche».

Oltre alle politiche per il lavoro, altri due sostegni di cui i caregiver familiari hanno bisogno e che possono arrivare solo da una legge nazionale sono «il sostegno adeguato alle buone pratiche (ne esistono tante, tra cui proprio la Casa di Mario, ndr) che supportano le famiglie e i caregiver. E un riconoscimento economico e pensionistico per l’impegno e il senso di responsabilità che dimostriamo, che per il momento ci viene solo “scaricato addosso” dallo Stato».

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